Delinquenza di Stato

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Era inevitabile. La Ministra Boschi rimane al suo posto non solo per volere del Pd, ma anche per l’astensione di Forza Italia, che ha voluto dare, con il proprio astensionismo, una mano alla ministra, forse nella speranza di ricucire lo strappo con Renzi.

Ma, ad onor del vero, poco ci interessano i motivi politici, le manfrine ed i giochi sotto banco che per l’ennesima volta stanno portando avanti questi politicanti pur di mantenere saldo il proprio potere o, per chi non c’è l’ha più, per cercare di riprenderlo. Il nostro pensiero va alle famiglie colpite dal delinquenziale comportamento delle 4 banche che hanno tradito i loro clienti, va a quei pensionati che sono stati truffati e traditi da direttori compiacenti e dalle loro false rassicurazioni. Va a quel pensionato, che in un attimo di estrema esasperazione, non riuscendo a sopportare l’onta e la perdita del suo piccolo capitale, si è suicidato. Va a loro la nostra vicinanza e la nostra solidarietà, non solo per la perdita subita, per le offese che questo governo ha avuto il coraggio di compiere a danno di chi aveva già ricevuto danno.

Nessuno di quelli che si sono auto imposti sul popolo italiano per governarlo, ha detto una sola parola a favore degli obbligazionisti truffati,  nessuno si è rammaricato di quanto successo. Ogni singola persona del governo di maggioranza ha pensato a come rimediare al pasticcio del padre della ministra Boschi. Si è mosso persino Matteo Renzi, tanto affezionato alla ministra e alla banca di suo padre, la stessa dove il papà di Renzi, Tiziano, ha lasciato qualche buco economico, così, tanto per dare un proprio contributo al crack finanziario.

Qualcuno si potrebbe chiedere come mai c’è  tutto questo accanimento sulla ministra, come mai questo polverone  politico per il crack di 4 banche. Beh, i motivi ci sono e sono molto pesanti. La famiglia Boschi e la Famiglia Renzi sono legate tra loro a doppio mandato, quello politico e quello bancario.

Politico perché, come si sa, Maria Elena Boschi è ministro del governo Renzi. Bancario perché Tiziano Renzi era uno di quei signori che prendeva soldi in prestito dalla banca del padre della ministra senza più restituirli. Così il primo a fallire e ad essere indagato per bancarotta fraudolenta è stato proprio il padre di Matteo Renzi. Successivamente vi è stato il crack finanziario della banca Etruria.

E fosse finita qui. Oltre a scoprire che tutta la famiglia Boschi era legata agli interessi della banca Etruria, si è scoperto anche che la famiglia Renzi, la cui società in bancarotta costruiva outlet per tutta la nazione, ha omesso di citare le  reali cariche societarie nella dichiarazione che devono alla presidenza del Consiglio. Strano vero? E si, molto strano. Anche perché non è esente neanche la madre di Matteo. Difatti Laura Bovoli, la madre appunto del Primo ministro, era l’amministratrice dell’azienda fallita del marito. Incredibile, il Pd, si è fatta una famiglia, politica e bancaria. e si è trovata anche la sponsor in Maria Elena Boschi.

Un caso del genere in nazioni come la Cina, avrebbe portato al patibolo i diretti responsabili del complotto bancario. Avrebbero avuto davanti a loro il plotone d’esecuzione che li avrebbe liquidati in pochi secondi. Poi, per maggior disprezzo, come si usa fare in Cina, avrebbero mandato il conto della fucilazione ai sopravvissuti delle reciproche famiglie. In Cina si usa così. In Italia i delinquenti di questo stampo si premiano facendo mantenere loro l’incarico ministeriale e mettendo sotto una campana di vetro il Vice presidente della banca Etruria( il papà della Boschi) e il fallito Tiziano Renzi (papà di Matteo).

Questi signori non hanno capito, o forse si e fanno finta di nulla, che il loro problema non è tanto il fallimento aziendale o il crack economico bancario, quanto il ruolo che alcuni membri delle stesse famiglie detengono in capo al governo. Come fa un primo ministro di una nazione a rimanere al suo posto come se niente fosse dopo che il padre e la madre hanno omesso la dichiarazione dovuta alla presidenza del Consiglio circa i loro incarichi all’interno dell’azienda fallita? Come fa a rimanere ancora primi ministro una persona che viene tirata in mezzo ad un letamaio già con il rinvio a giudizio del padre per bancarotta fraudolenta, e poi con la scoperta degli intrallazzi e delle insolvenze a danno proprio di una delle banche fallite? E come fa la ministra Boschi a fare ancora la damigella di corte dopo che il padre è stato nominato vice presidente della banca dove già aveva un posto nel CdA e che poi è fallita proprio quando egli deteneva il posto numero due dell’istituto di credito? Come fa la Boschi a dire che non vi sono state interferenze politiche nella nomina a vice presidente del padre dato che ha avuto tale incarico subito dopo la nomina a ministro della figlia? E questo nonostante vi fossero seri dubbi sulle capacità professionali del neo vice presidente. Difatti Pier Luigi Boschi era stato sanzionato da Banca d’ Italia, al termine di un’ ispezione avviata nel 2013, insieme agli ex vertici dell’ istituto di credito aretino, multati complessivamente per 2,5 milioni di euro (144 mila euro la sanzione a carico del padre del ministro) per sei irregolarità individuate dalla vigilanza: “Violazione delle disposizioni sulla governance”, “carenze nell’ organizzazione e nei controlli interni”, “carenze nella gestione e nel controllo del credito”, “carenze nei controlli”, “violazioni in materia di trasparenza”, “omesse e inesatte segnalazioni agli organi di vigilanza”. Boschi era nel cda. In quella prima ispezione Palazzo Koch imponeva a Banca Etruria di rinnovare i vertici. Ha poi avviato una seconda ispezione perché l’invocato rinnovamento si era limitato a un mero passaggio di consegne, tanto che i membri del cda già sanzionati – come Boschi – erano entrati nella presidenza. Poi è arrivato il commissariamento per “grave erosione del patrimonio”: due miliardi di sofferenze, 950 milioni di indebitamento verso altre banche, 200 milioni di incagli e un patrimonio netto scivolato oltre la soglia prudenziale attorno ai 500 milioni.(tratto da Dagospia)

Che Pier Luigi Boschi sia una brava persona, non è cosa che si può mettere in discussione in quanto, al momento, non vi sono prove del contrario. Ma che abbia avuto una parte significativa nel dissesto economico della banca neanche la ministra può nasconderlo, anche se ci tenta con le sue patetiche messe in scena di damigella di corte ferita.

In Italia, per essere un politico, o per avere una carica istituzionale, nella stragrande maggioranza dei casi devi essere comunista, filo atlantista, filo sionista, ammanicato con banche, società petrolifere e multinazionali. Devi aver dimostrato di avere pelo sullo stomaco, tanto pelo, quanto basta per distaccarti dalla realtà e vivere in un mondo diverso da quello di provenienza: il mondo dei politicanti. Lì tutto è concesso, tutto si può fare e tutto può essere nascosto con qualche parola ad effetto o con qualche discorsetto studiato a tavolino. Il crimine che compi, così, rimarrà impunito e, allo stesso tempo, potrai legiferare sugli abitanti di quel pianeta dove prima vivevi – ma di cui adesso non fai più parte – e dire loro tutto ciò che devono fare, ovvero tutto ciò che tu, politicante che vivi sull’altro pianeta, ti è concesso. Potrai impersonare il motto popolare che recita: “Fate quel che dico non fate quel che faccio”. Così, mentre tu, abitante del pianeta popolare, per aprire un conto corrente devi sottoscrivere un foglio dove dichiari di non avere cariche politiche, pena la fucilazione nella banca stessa dove attesti il falso, le famiglie Renzi e Boschi, possono permettersi ciò che a te non è concesso. E non solo i soli. C’e’ anche un certo Verdini, incappato nelle maglie della giustizia più di una volta per reati tributari di rilevante valore che vive sullo stesso pianeta renziano-boschiano. Anche lui ti dice cosa devi o non devi fare. Poi, una volta dettate le sue regole, fotte i soldi dei contribuenti a modo suo, vien preso, denunciato e condannato, ma continua a rimanere in Parlamento.

Forse è per questo che non si costruiscono più carceri. Il Parlamento è diventato il principale luogo dove escono ed entrano i migliori lestofanti della nazione. Che motivo c’e’ di costruire nuovi alloggi per i delinquenti quando il Parlamento è già uno di quei luoghi, per di più pagato profumatamente dagli italiani?

Battute a parte, il pianeta dei politicanti non  rimarrà in equilibrio in eterno, sostenuto dai loro giochi di prestigio. Prima o poi potrebbe arrivare un terremoto di enormi proporzioni scaturito dalla rabbia della gente che, oltre ad essere martellate ogni giorno da tasse inique e insostenibile, viene pure truffata da quella associazione a delinquere che si annida nei posti di potere al governo e negli istituti di credito.

La ricetta incruenta perch è tale terremoti si avveri è semplice: basta non pagare più un solo centesimo di tasse e ritirare tutti i propri soldi dalle banche. I politicanti sarebbero costretti ad emanare leggi tali che il comunismo e il nazismo insieme figurerebbero come aspiranti stregoni. E a quel punto ogni difesa del popolo sarebbe lecita, e la fine di questi delinquenti in giacca e cravatta avrebbe le ore segnate.

Quante famiglie devono patire ancora prima che questo terremoto sopraggiunga?

 

 

 

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