Delitto Varani: Pena di morte!

+++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO'ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ 


Una foto tratta dal profilo Facebook di Luca Varani, lo studente universitario ucciso in un appartamento nel quartiere Collatino, alla periferia di Roma, 6 Marzo 2016.+++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO'ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ Una foto tratta dal profilo Facebook di Luca Varani, lo studente universitario ucciso in un appartamento nel quartiere Collatino, alla periferia di Roma, 6 Marzo 2016.
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Di cosa si vuol discutere, quale processo si vuol fare. Sono colpevoli per loro stessa ammissione, oltre che per le prove schiaccianti a loro carico. Ubriachi e strafatti di coca hanno cercato come animali assetati di sangue la vittima sacrificale per i loro divertimenti. Volevano vedere cosa si provava a torturare una persona fino ad ucciderla. E per il loro “esperimento” hanno scelto un amico facendolo cadere in un’imboscata, chiamandolo come se si trattasse di un ritrovo tra amici. Maledetta feccia immonda che andrebbe sterminata senza tanti pregiudizi. Vanno fatti fuori questi cani senza alcun a pietà. La vita sarà anche un dono di Dio, ma va rispettata ed onorata anche quando si tratta della vita degli altri. In questo immondo omicidio vi sono troppi fattori che disumanizzano i due personaggi. Riesce difficile persino chiamarli bestie, perché le bestie non si sarebbero mai comportante in quel modo. La loro giusta  appartenenza è proprio al genere umano, l’unico che ammazza ed uccide per il gusto di farlo, o per sottrarre a qualcuno oggetti e persone che pretende di far propri seminando morte.

I due immondi personaggi  Marco Prato e Manuel Goffo, vanno appesi per il collo, vanno  bruciati sulla sedia elettrica, vanno ammazzati con farmaci dolorosi che procurano una lenta agonia, giusto per ricordare loro, negli ultimi istanti della loro schifosa vita, i tormenti che hanno inflitto per puro gioco ad un loro amico. Un amico che, come dice anche Rita Dalla Chiesa, poteva essere nostro figlio, nostro padre, nostro fratello. Una persona, comunque, a noi  cara. A lasciarci la vita è stato il figlio di una famiglia che mai avrebbe pensato di dover apprendere e vivere una situazione così surreale.

Questi due spregevoli esseri hanno ucciso un uomo, ma hanno anche annientato la vita di chi lo amava. In più hanno portato l’Essere Umano verso un gradino talmente basso dove può esserci solo la vergogna dell’appartenenza al genere.

La pena di morte, in questi casi, dovrebbe tornare ad essere attiva ed immediata, prima che qualche magistrato indottrinato di quella sottospecie di ideologia politica di lontana provenienza stalinista  trovi il cavillo legale per far passare questi due sacchi di immondizia come vittime della società.

Ucciderli non può essere considerato un reato. L’umanità si libererebbe di due aborti che, con la loro presenza hanno infestato e degradato il genere umano. Vanno ammazzati e bruciati per poi disperderne le ceneri nelle fogne. Nessun ricordo di questa feccia, nessuna foto, nessun storia. Non sono mai esistiti come esseri umani. Purtroppo sono stati presenti sulla terra nell’attimo in cui un uomo innocente ha perso la vita per causa loro. La cancellazione fisica, storica e spirituale di questa feccia va compiuta subito, immediatamente, con determinazione e rapidità, senza alcun rimorso.

Polvere alla polvere per il povero ragazzo ucciso. Spazzatura alla spazzatura per le due carogne assassine.

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