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Dopo cinque mesi di ostinata propaganda neutralista, dopo centinaia di articoli, di discorsi, dopo diecine di manifesti alle moltitudini, l’Avanti! Di ieri, occupandosi o meglio “non” occupandosi dell’intervista dell’on Rigola, si abbandonava a questa melanconica confessione:” Essi, cioè i lavoratori italiani, non sanno forse ancora come potranno opporsi ad una dichiarazione di guerra”. Ed è la verità. Non lo sanno, perché nemmeno i dirigenti lo sanno; perché i dirigenti sono di una reticenza gesuitica quando si tratta di determinare i “modi” della opposizione pratica alla guerra.
La conclusione dell’Avanti! È la prova palmare della mistificazione di cui è vittima il proletariato italiano. Tutta la predicazione antiguerresca, non ha dunque uno scopo, un obiettivo qualsiasi: si tratta di parole gettate al vento, di carta stampata per il macero, di formule che devono incatenare e abbrutire le masse, ma in fondo, nulla di concreto, di positivo, di audace, di risoluto: dopo cinque mesi, il partito socialista italiano, a mezzo del suo organo centrale, denuncia clamorosamente la propria impotenza e non sa trovare una parola d’ordine da lanciare al proletariato.
I socialisti tedeschi o alcuni socialisti tedeschi hanno cercato di spiegare la loro paralisi, colla fulmineità della guerra: ma seria, o no, questa scusa non vale per i socialisti italiani i quali hanno cinque mesi di tempo per prepararsi a preparare le masse all’azione. Oggi dichiarano che non sanno ancora “come” opporsi alla guerra, ma quando mai lo sapranno? Quando mai si decideranno ad uscire dall’equivoco e dalla restrizione mentale? Non è dunque l’ora di dire ciò che si vuole, dove si vuole arrivare e con quali mezzi? Tutto deve limitarsi ad una semplice e sterile masturbazione verbale? Delle due l’una: o la vostra propaganda contro la guerra è sincera e allora voi dovete spingerla sino alle conseguenze estreme senza badare a sacrifici individuali e collettivi che saranno sempre inferiori a quello che per voi è il male dei mali: la guerra; o la vostra propaganda è un esercizio spirituale per la salvazione dell’anima, delle “posizioni” acquisite e delle sacre, nonché tarlate tavole fondamentali del Partito e allora voi dovete dirlo per non ingenerare pericolose illusioni, per non turlupinare le folle che i credono e vi seguono.
Non è facile spezzare i corni di questo dilemma: ma è ormai pacifico che il Partito socialista italiano – data la sua composizione prettamente borghese o borghesoide e dati i suoi precedenti,,, in materia – troverà che il secondo corno del dilemma è preferibile al primo. Al momento topico si voterà… un ordine del giorno più o meno vibrato e si “subirà” in silenzio e con rassegnazione la guerra. Ciò è già stabilito. Tutto il resto serve da apparato scenico per i gonzi della platea.
Rinaldo Rigola parla chiaro. Egli rimpiange e deplora – in cuor suo – lo sciopero generale anti – libico e si guarderà bene dal tentare una ripetizione in grande stile o in proporzioni ridotte nel caso di una guerra contro l’Austria. Sciopero generale insurrezionale? Manco per sogno. Ci sono troppi riformisti di destra o di sinistra nel Partito, interventisti più o meno abilmente truccati da neutralisti relativi e soprattutto avversari decisi dello sciopero generale, del “fantasma fosco” dello sciopero generale per usare una espressione cara all’on. Prudenzio Turati. Uno sciopero generale dimostrativo? Col cronometro? Mai più. Sarebbe una specie di commedia destinata all’insuccesso ed al ridicolo. Comizi? Proteste? Dimissioni dei municipi socialisti? Nemmeno. Il repertorio è esaurito: si troverà che i comizi e le proteste verbali sono sproporzionate alla gravità dell’ora: difatti quando è l’ora della guerra o si ha il coraggio e la possibilità di scatenare la rivolta o si accetta, in silenzio, il destino.
La neutralità dei socialisti italiani non ha dunque vie d’uscita: essa è già condannata.
I socialisti che ragionano sentendo la fatalità inevitabile di questa condanna; e l’articolo del Mondolfo e l’intervista del Rigola sono gli indici chiari di questo stato d’animo.
Non è lontano il giorno in cui i socialisti sentiranno tutta la falsità e l’illogicità del loro atteggiamento. Date certe premesse no si può non giungere a determinate conseguenze. La formula regoliana del “disinteresse” del proletario dinanzi ad una guerra con finalità nazionali, è fallace. Non si può pretendere che il proletariato si “disinteressi” di un fatto che lo riguarda assai da vicino: nella partita è impegnato il suo sangue, il suo avvenire: in tal caso il “disinteresse” può equivalere ad una specie di suicidio. Perché la formula del “disinteresse” avanzata dal Rigola avesse un significato bisognerebbe “dimostrare” che la risoluzione dei problemi concernenti la nazionalità non ha alcuna influenza sull’avvenire della classe operaia. Ma tutti i socialisti convengono nell’ammettere che le rivalità nazionali all’interno o all’esterno degli stati sono un elemento perturbante della lotta di classe; tutti i socialisti riconoscono che la libertà e l’indipendenza delle nazioni sono i presupposti necessari di una più salda e fraterna comunione dei popoli. “Disinteressati” della guerra “nazionale” è un assurdo. Se voi ammettete il diritto alla difesa nazionale in caso di invasione, voi dovete necessariamente esaminare in quali condizioni più o meno favorevoli, voi possiate esercitare tale diritto. Non è più una questione di principio, ma una questione contingente, oserei dire, cronologica: si tratta del prima e del poi. Perché non “anticipare” la difesa? Se voi siete convinti che il trionfo del blocco austrotedesco significa l’asservimento e forse lo smembramento dell’Italia, perché siete così stolti da non ovviare al pericolo quando si è in tempo e quando il sacrificio è minore?
Insomma: o la guerra, oggi, in condizioni discrete, con molte probabilità di successo, o la guerra domani fra uno o cinque anni in condizioni pessime, colla prospettiva del disastro.
Il momento più opportuno per liberarsi da tutti i pericoli e da tutte le insidie future è, per l’Italia, questo: domani potrebbe essere troppo tardi. Se domani Verona dovesse subire la terribile sorte di Lovanio – (e già i battaglioni dei bavaresi discendono per l’antica strada di tutte le invasioni barbariche verso i confini) – molti di coloro che oggi gridano: neutralità, neutralità ad ogni costo, chiederebbero – sopraffatti dal sentimento – un fucile ed un posto alle trincee. Ma potrebbe anche darsi che il sacrificio fosse inutile perché tardivo.
Signori neutralisti che vi accostate assai alla tesi eretica dell’intervento, signori neutralisti che – come i socialisti di tutti i paesi del mondo – accettate il concetto della difesa della “nazione”, voi non potete, voi non dovete sfuggire alla catena delle conseguenze necessarie che si deducono dalle vostre premesse: voi dovete scegliere fra le due guerre inevitabili: o prima o poi.
Benito Mussolini
_________________ Lictor
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