Il petrolio scende, la benzina no!

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Solerti nei rincari, lentissimi nella diminuzione. Questo è ciò che si evince ormai da anni, durante il sali-scendi del costo petrolifero.

Questa volta però, la discesa del costo sulla benzina non è lentissima, è ferma! E sono proprio i telegiornali a dircelo, cdando una statistica che, se inserita nel contesto dei costi attuali, lascia davvero perplessi.

Il costo del barile è sceso ai prezzi di dodici anni fa. Vale a dire che, al tempo, il prodotto petrolifero alle pompe costava 1,046 per la benzina e 0,885 per il diesel. I prezzi che ancora oggi si vedono sono ben lontani da questo importo. Scendono lentamente, poi si bloccano, poi si alzano di qualche centesimo e poi tornano a scendere ancora più lentamente di prima. Un fatto è certo, se vi fosse stato un aumento di soli 10 centesimi a barile, sia le  multinazionali del petrolio che lo Stato avrebbero rincarato all’istante il costo dei carburanti.

A difendere la categoria dei consumatori ci sono le associazioni preposte che, a dire il vero, non riescono ad ottenere molto. Non volendo entrare nel merito delle loro capacità, esiste comunque un dato certo, ovvero che i funzionari di governo quando voglio fare i sordi ci riescono benissimo. Ed un’arte che hanno imparato molto bene anche grazie al numero di volte che l’hanno messa in atto. Così, come per tutte le altre proteste, anche questa rimane inascoltata. Pare che la sordità abbia  invaso Parlamento, Senato ed istituzioni dello Stato come se fosse una sorta di epidemia inguaribile.

E così, mentre l’Arabia Saudita continua a far calare il costo del petrolio per i suoi giochi commerciali e di potere nell’ambito del Medio Oriente, in Italia tutto è rimasto come prima, o quasi. Il motivo del mancato calo verticale sui costi del carburante è semplice. Basti pensare che le accise di Stato che sono applicate sulle pompe di benzina, nel loro complesso, contribuiscono ad un aumentare del 60% il prezzo all’utente finale. Vale a dire che su un euro di benzina, 0,60 centesimi vanno allo Stato il quale, a quanto pare, starebbe finanziando ancora la Guerra di Etiopia perché una delle voci delle accise è proprio questa. Ma il prezzo della benzina non scende solo per il motivo appena detto. Esso rimane rimane fermo perché se scendesse, scenderebbero anche i proventi dati dalle accise, quindi meno soldi da rubare, da sperperare, da dividere sotto banco, da usare per comprare questo o quel senatore come nei migliori schemi del fantacalcio.

A fronte di ciò, se diciamo che il governo è un ladro patentato rischiamo di dire il falso? O forse è preferibile dire che il governo sta truffando i cittadini consapevolmente? Quale reato vogliamo ascrivergli per meglio inquadrare il crimine commesso a danno dell’Italia intera? Perché di questo si tratta, di crimine per truffa.

Che la maggior parte dei nostri cari politici siano dei ladri e dei truffatori è cosa risaputa. Ma che il popolo continui a mantenere questi farabutti è cosa raccapricciante. La benzina è il bancomat 24 ore su 24 del Governo. E’ la fonte inesauribile di entrate, e la mucca che viene munta senza sosta. Se un giorno il petrolio dovesse scendere ad un euro al barile, difficilmente vedremo il giusto rapporto sul prezzo alle pompe di benzina.

Noi paghiamo circa 1 euro e 20 – 1,30 un  litro di benzina. In Arabia Saudita il costo della benzina è di 0,23 dollari, meno di 21 centesimi di euro. Qualcuno obietterà sostenendo  che L’Arabia Saudita, essendo il primo produttore di petrolio, è avvantaggiata sui costi finali. Vero! Ma è possibile che da un costo di 20 centesimi al litro alla fonte, (e va calcolato che il costo è alla pompa, non al barile),  vi sia un rincaro del 500% sul nostro territorio? Quanti passaggi vi sono prima che il carburante arrivi alle pompe di benzina? Quante tasse vengono pagate su questo prodotto? Perché è chiaro che ogni passaggio è soggetto ad  una tassa che viene applicata sulle varie vendite. Poi il botto finale, l’accise di stato.

Per renderci conto dello sproposito economico che ci viene richiesto ogni volta che ci rechiamo ad una pompa di benzina, vediamo quanto pagano gli altri popoli nel mondo. E tra di essi mettiamo anche quelle nazioni africane che si combattono da anni, in cui vi sono guerre civili devastanti, condizioni che dovrebbero far schizzare a prezzi stratosferici il prodotto petrolifero. E invece la sorpresa lascia a bocca aperta.

Il prezzo medio della benzina nel mondo è di 0,98 dollari, vale a dire 0,89 centesimi di euro. In certi paesi i costi sono molto più bassi.

In Venezuela la benzina costa 0,02 centesimi di dollaro, in Libia 0,13, in Algeria 0,20, in Kuwait 0,21, in Qatar e Bahrein  0,26, in Iran 0,32, in Nigeria 0,41, in Ecuador 0,44, in Russia 0,50, in Bolivia 0,51,  nelle Maldive e negli Stati Uniti0,60, in Libano 0,64, in Colombia e Afghanistan 0,65, in Siria 0,72, in Ucraina, Tunisia ed Egitto 0,77, in Moldavia, Gabon, Etiopia e Messico 0,81.

Nella lunga lista dei Paesi esistenti al mondo, l’Italia e la sestultima per il prezzo della benzina. Dopo di noi ci sono Monaco, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Hong Kong. dove la benzina arriva a costare 1,83 dollari al litro.

Sicuramente  i costi elencati per ogni nazione sono caratterizzati da una politica economica che ogni singolo stato ha portato a termine con i produttori di petrolio. E certamente per alcuni di essi vi saranno stati dei costi aggiuntivi dovuti alla distanza per i trasporti ed ai costi per le raffinerie. L’Italia non ha mai avuto queste problematiche, sia perché è sempre stata vicinissima ai paesi che producono petrolio, (vedi la Libia), sia perché il prodotto raffinato può  essere anche acquistato sul posto, oltre che lavorato in patria.

Nonostante questo, il prezzo della benzina in Italia è uno dei più cari al mondo., cosa che si riflette su tutto l’andamento commerciale del nostro Paese, perché non esiste un solo prodotto o un solo servizio che, in qualche modo, non sia collegato al prezzo del carburante.

Questi dati ci portano, ancora una volta, a fantasticare su una delle tante ipotesi di  ribellione civile basata sull’economia. Dando per scontato che un governo cade quando i cittadini non pagano più un solo centesimo per le tasse, pensiamo anche che è impossibile chiedere agli italiani di non riempire i serbatoi delle loro macchine con il prezioso liquido. Ma se ad ogni pieno si pagasse solo il 40% dell’importo escludendo quindi le accise, il bancomat del Governo andrebbe in tilt e la caduta di questa associazione a delinquere ammassata in Parlamento sarebbe costretta a fuggire alla stregua dei topi quando non trovano più da mangiare.

E senza questi vampiri, non credete anche voi che si riuscirebbe a vivere molto meglio? Non pensate che recandovi presso un qualsiasi distributore di benzina avreste il sorriso stampato sul viso non solo perché i topi sono scappati, ma anche perché i prezzi del carburante vi consentirebbero di avere qualche soldo in più in tasca, con i quali, magari, portare la vostra famiglia a cena in qualche ristorante senza dover fare il conteggio degli spiccioli rimasti dopo aver ingrassato i topi in Parlamento?

Pensateci !!

 

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