IN MORTE DI GIULIO REGENI

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Giulio, sei morto servendo un Paese. Ma non si comprende per quale sia stato. Dicono di te che sei morto innocente, per caso, preso di mira per motivi incomprensibili, nascosti. Ma più passa il tempo e più la verità viene a galla. Da quello che si apprende, la tua giovane e breve esistenza è stata costellata di viaggi e di conoscenze che sono andate oltre la tua fama di “ricercatore”. Forse lo eri davvero, ma ricercavi cose che devono aver dato fastidio a qualcuno. Si parla con sempre maggiore insistenza dei servizi segreti per i quali lavoravi, e la tua presenza nelle scuole inglesi, dove si formano gli agenti, pare lo confermi. I tuoi genitori, in una conferenza stampa hanno detto di essere certi che tu non sia stato uno di quelli, semplicemente perché a dirlo è il loro intuito. Un po’ poco per smentire categoricamente la tua appartenenza a certi ambienti. L’intuito genitoriale a volte fa miracoli. Ciò che è nero diventa bianco e viceversa. Le interviste e le conferenze stampa che hanno tenuto tuo padre e tua madre, benché coadiuvate dal governo italiano – la cui presenza apre le porte a molte domande – non hanno sortito un effetto di pace. Anzi, hanno buttato benzina sul fuoco. Sei morto in un momento particolare, quando l’Italia era presente in Egitto con uno dei suoi ministri. Il governo italiano stava allacciando sempre di più rapporti commerciali con quel paese dove l’ENI ha scoperto un giacimento enorme, che potrebbe dare autosufficienza energetica all’Italia per i prossimi 30 anni. Quei trattati commerciali dovevano essere fermati. Sull’Egitto doveva cadere l’ottava piaga, il tuo barbaro assassinio. Un omicidio chiaramente compiuto da mani esperte, che hanno dimostrato di saper torturare, di saper far parlare. Che tu sapessi o meno determinate informazioni poco ha contato. Dovevi essere il motivo eclatante, il capro espiatorio, la madre delle motivazioni per le quali l’Italia doveva essere messa nel condizioni di chiudere i rapporti commerciali con il paese in cui vivevi. America, Inghilterra, Francia e Germania non hanno mai visto di buon occhio quanto si stava concludendo in campo energetico. Troppi soldi, troppi interessi dietro i quali non ci sono solo gli interessi dei governi ma anche quelli delle multinazionali del greggio, le stesse che con la loro enorme potenza economica e politica fomentano le guerre civili e militari nei paesi africani per avere mano libera nell’estrazione dell’oro nero. Il tuo cadavere doveva impedire la chiusura delle trattative commerciali collegate al giacimento scoperto. Il tuo cadavere doveva essere ritrovato e doveva essere mostrato al momento opportuno, proprio quando l’Italia era in Egitto. Sei stato usato da qualcuno, e quel qualcuno è il probabile mandante, non solo del tuo assassinio, ma anche della paura in cui il governo egiziano è caduto e che sta creando altri problemi a causa dei maldestri tentativi di tirasi fuori da una storia per la quale, probabilmente, anche loro sono parte estranea. E’ stato un gioco studiato a tavolino dove la tua morte è stata decretata allo stesso modo in cui un giocatore di scacchi decide di sacrificare un suo pedone. Davanti a questi scenari, ben più ampi di quanto si possano immaginare, davanti alla tua morte che ha messo in luce torbide storie di interessi battezzati con sangue umano, i tuoi genitori non si sono chiusi in quel dolore umano, straziante, che farebbe tacere le bocche dei più grandi oratori, no. Si sono dati alle conferenze stampe, alle interviste giornalistiche, allo stesso modo in cui ha fatto anche la famiglia Giuliani la quale, invece di piangere il figlio, tesseva trame politiche e seminava discutibili visioni storiche e sociali del nostro paese. Per loro si sono aperte le porte del Parlamento. Probabile che la stessa sorte tocchi ai tuoi genitori, certamente una sorte migliore della tua, ma a quale prezzo! Che papà e mamma vogliano conoscere la verità è cosa giusta e scontata. Ma è difficile credere che per ottenerla si debba ricorrere alle conferenze stampa promosse davanti ad una platea di giornalisti di prima linea, pronti a scrivere pezzi super controllati, pronti a indirizzare nella voluta direzione del finanziatore della testata di turno quella determinata frase, quella determinata notizia. Il tutto, poi, controllato da un esponente del governo messo in mezzo a papa’ e mamma, pronto a far tacere colui che potrebbe fare domane indiscrete e altrettanto pronto ad intervenire in caso difficoltà nelle risposte. Il dolore per la perdita di un figlio non lo si dimostra così, in piazza, davanti alle telecamere, davanti a decine, se non centinaia di giornalisti, fotoreporter, freelance. Lo si dimostra con la dignità, con il silenzio, con il dolore taciuto in pubblico ma urlato tra le mura domestiche, abbracciati ai parenti superstiti più stretti. Cosi si sono comportati decine di genitori che hanno vissuto una simile e mai augurarle disgrazia. La perdita di un figlio produce un dolore incommensurabile, che a volte accomuna, a volte divide ma che non è mai sbandierato, e tanto meno usato per dare lezioni storiche, anche queste discutibili, sul passato italiano. Fuori luogo e privo di ogni senso logico sentir dire da tua madre privata del figlio che le tue torture sono state come quelle compiute dai nazifascisti, come se a torturarti fossero stati ancora loro, o come se nel mondo non vi fossero stati altri torturatori, ben peggiori di quelli citati e con molti più anni di attività sulle spalle. Torture indicibili sono state compiute da molti governi post guerra mondiale che con il nazi fascismo non avevano nulla in comune. Ma è qui che i tuoi genitori lasciano sgomenti coloro li ascoltano, perché protendono a dare maggiore attenzione alla tua morte sotto l’aspetto politico, mettendo al secondo posto il loro dolore, la tua morte di figlio, la tua scomparsa ammantata di mistero. Il risorto nazifascismo materno diventa il “leitmotiv” sul quale ora si conduce la trasmissione giornalistica condotta da papa’, mamma e governo italiano con l’ausilio dei bravi e fedeli camerieri del giornalismo nostrano. Caro Giulio, i tuoi ideali, con molta probabilità, erano diametralmente opposti rispetto a colui che scrive. Ma in quest’ultimo vi è innanzi a tutto, il rispetto per la morte, per colui che non c’e’ più. Con la morte decadono barriere sociali, politiche, civili, culturali e religiose. Infami sono coloro che usano la morte di una persona per i loro turpi scopi, che siano commerciali, di ragion di stato, politiche o culturalmente disinformative. La verità non la sapremo mai, e mai la sapranno i tuoi genitori. Ma una cosa è certa, la mano di chi ti ha ucciso non era quella di un nazi fascista, ma di qualcuno al servizio di un governo straniero che ha ucciso te per primo, ma che mira ad uccidere altri figli di questa nazione perpetrando un gioco diabolico e sanguinario. Se malauguratamente così dovesse essere, non ci saranno giornalisti e uomini di governo che metteranno in scena altri teatri speculativi. Vi sarà il pianto delle madri e il dolore silenzioso dei padri, coperti dalla coltre del silenzio stampa. E questo, se non altro, renderà più umano anche il dolore più straziante.

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