Isis. Perché vinceranno

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Rischiano di vincere ancor prima di iniziare, anzi, forse hanno già vinto.

Vinceranno perché sono motivati, perché nascono in un ambiente fatto di odio verso tutti coloro che non si prostrano al Profeta, perché crescono indottrinati nella legge coranica, che prevede l’omicidio non come reato, ma come liberazione dall’impuro, dall’infedele.

Vinceranno perché hanno la religione nel sangue, o meglio, nel DNA. Ed è una religione che predica morte, annientamento, sottomissione dei popoli non islamici. Vinceranno perché la loro religione è il loro stile di vita, uno stile in cui si pratica la menzogna e la falsità verso tutti i  miscredenti. Mentono sapendo di mentire perché questo ha detto il loro Profeta, così come uccidono nel suo nome e in quello di Allah. Muoiono senza paura perché non temono la morte, ma la cercano. Il loro paradiso è quanto di più bello un uomo di fede islamica possa desiderare: fiumi di latte e 72 donne vergini pronte ad accogliere il nuovo arrivato, vestito ancora con gli indumenti messi prima di farsi esplodere.

Nessun popolo è pronto a sacrificare se stesso nel nome del proprio Dio. Nessuna nazione è pronta ad invaderne altre nazioni con rabbia, ferocia e odio nel nome del proprio Profeta. Nessun altra razza è capace di brutalità, bestialità, determinazione e violenze cruenti  come quella islamica. Ecco perché vinceranno, perché odiano il resto del mondo a tal punto da immolarsi in nome della propria religione. A loro non importa morire, interessa far morire. E se uno di loro entra nel paradiso di Allah facendosi esplodere, o ucciso dai nemici in un’azione terroristica, il resto del popolo esulta perché ha un nuovo martire di cui gridare il nome. E quel nome attirerà altri seguaci, altri fedeli islamici pronti a darsi la morte pur di distruggere, ammazzare, seminare il  panico, annientare le altre razze ritenute inutili.

Vinceranno, ed i nostri figli, i sopravvissuti alla mattanza, impareranno l’arabo, cresceranno con il libro del Corano, scriveranno da destra a sinistra e leggeranno dalla fine all’inizio il libro del Profeta. Ci sottometteranno perché non hanno paura di vivere per morire, e non hanno paura di morire per il loro dio. Saranno spietati ed impietosi verso i vinti, e semineranno morte peggio della peste nera. L’Occidente conoscerà il terrore come non lo ha mai visto. La nostra vita tranquilla, fatta di teatri, cinema, donne, ristoranti, centri commerciali, televisione e playstation verrà spazzata da uno tsunami di proporzioni bibliche. E mentre tutto questo accadrà riecheggerà nell’aria il canto del Muezzin che chiamerà a raccolta i fedeli di Allah, per rendere grazie alla sua misericordia e alla sua mano sanguinaria. Le chiese, i musei, le sculture i quadri, i ruderi del nostro passato pluri millenario, l’intera storia di una parte dell’emisfero  terrestre saranno rasi al suolo al grido di Allahu Akbar.

Sacche di resistenza cercheranno di creare danni ai vinti, proveranno a capovolgere la situazione, ma saranno atti terroristici fini a se stessi la cui efficacia sarà pari allo zero. Faranno danni, uccideranno e forse riusciranno ad avere anche delle importanti vittorie. Ma la guerra è già vinta e l’invasore sarà spietato verso gli ostaggio, ovvero verso i sopravvissuti. Li ucciderà uno ad uno fin quando i ribelli non si costituiranno. E quando lo faranno verranno crocifissi, decapitati, arsi vivi, torturati nelle pubbliche piazze in nome di Allah, affinché siano d’esempio a tutti.

Ecco perché vinceranno.

Noi perderemo perché l’idea democratica che ci hanno inculcato non prevede l’attacco come arma di difesa, ma il dialogo, i tavoli davanti cui sedere per parlare. E vorremo parlare con le bestie, che non ci ascolteranno, ed uccideranno gli ambasciatori, i portavoce, i consiglieri e qualsiasi altra persona che non apparterrà alla loro religione. Perderemo perché abbiamo perso l’istinto guerriero, perché sono più comodi e meno rischiosi i nostri divani, le nostre belle televisioni al plasma da 800 pollici, le nostre tavole imbandite con ogni ben di Dio,  le nostre automobili e le nostre donne, ben truccate, ben vestite, ben ingioiellate.

Cadremo come mosche, perché busseranno alle nostre porte mentre staremo guardando l’ennesimo talk show in cui ci presenteranno l’ennesima coppia composta dal  violento e il pacifista, con uno che dirà ancora che dobbiamo essere pronti a combattere e l’altro che manterrà ferme le sue idee sull’accoglienza, sul dialogo e sull’integrazione. E mentre ascolteremo gli imbecilli di turno ci sgozzeranno senza neanche farci alzare dalla nostre comode poltrone sudate, piene di briciole di pane e biscotti e di caccole attaccate ai poggia braccia. Moriremo così, con gli occhi sgranati a recepire l’ultimo fotogramma televisivo dei volti dei chiacchieroni vigliacchi, pronti con le valigie dietro le quinte a partire sul primo aereo di Stato disponibile.

Perderemo perché la nostra religione prevede l’altra guancia ad uno schiaffo ricevuto, perché secondo Santa Romana Chiesa la violenza non deve prendere il posto della ragione. E ci manderanno al macello con le loro belle idee democratico-cristiane. Idee che produrranno fiumi di sangue e cataste di morti. Soccomberemo perché abbiamo paura di morire, perché non accetteremo mai l’idea di farci ammazzare per la nostra religione. E d’altronde come potremmo visto che verso di essa non abbiamo mai sentito alcun dovere.  Ci uccideranno perché saremo in attesa della seconda venuta del Messia, che non verrà, forse perché ci reputerà talmente idioti da farGli cadere le braccia. Ci massacreranno perché ci hanno insegnato a combattere solo per i soldi, perché ci hanno svuotato di qualsiasi ideologia politica, civile, religiosa, tranne quella collegata al dio denaro. E coloro che oggi combattono per soldi e non per credo, non hanno ancora capito che il dio denaro è peggio della peggior puttana che il mondo abbia vomitato, perché da puttana è pronto a vendersi al miglior offerente. Il dio denaro ci lascerà in balia delle bestie di Allah e ci vedrà massacrati uno ad uno, mentre imploriamo il suo intervento.

Perderemo perché abbiamo una casta internazionale di politici genuflessa a quel dio, sempre lui, il dio denaro, un dio che si manifesta con la massoneria, con il sionismo, con le multinazionali. E’ un dio incolore e insapore perché non ha credo umano, ma è un ologramma a cui ci hanno abituati. Ma quell’ologramma di colpo sparirà, e noi rimarremo al buio senza il nostro vitello d’oro. Da quel  momento le nostre menti non partoriranno più idee, perché fino ad oggi, al popolo, ci hanno sempre pensato gli altri, anche se “gli altri” hanno partorito continuamente idee che hanno provocato questi ed altri danni ad intere generazioni.

Ci annienteranno perché troveranno campo facile. Le bestie di Allah, armate fino ai denti, si troveranno davanti i nostri giovani che tenderanno loro la mano in segno di pace universale e di amore cristiano. L’Islam li vedrà suonare e ballare felici, sorridenti, vestiti nei loro panni arcobaleno, mentre diranno che l’amore non ha confini, non ha razza e persino non ha distinzione di sesso. E gli invasori prenderanno le loro sciabole e li taglieranno in due per le loro bestemmie, per la loro demenza, per la loro vigliaccheria.

Saremo distrutti perché le nuove generazioni non hanno compreso che il vero nemico è sempre stato seduto sulle poltrone di potere, nelle sale dei bottoni internazionali, dove si iniziava o si finiva l’ennesima guerra voluta dall’avido dio denaro.

E mentre le generazioni di ieri, di oggi e di domani periranno macellati, coloro che hanno creato il mostro islamico si chiuderanno nei loro bunker, tremanti di paura, attendendo che la bestia islamica plachi la sua sete di sangue. Si chiuderanno in stanze di cemento armato, anti bomba, anti nucleare, e persino anti coscienza. Anche in quel frangente non si renderanno conto di ciò che hanno creato e di quello che hanno distrutto. Non capiranno, pieni come ancora saranno della loro ingordigia e ipocrisia, la loro inumana e spietata avidità, non si renderanno conto del massacro avvenuto a causa delle loro leggi idiote, delle loro decisioni demenziali, del loro cinismo innaturale.

Staranno fermi nelle loro stanze protette mentre si conteranno, mentre decideranno il da farsi appena sarà possibile tornare alla luce del sole. E sulle cataste di morti, mentre cammineranno nei fanghi di sangue, riaccenderanno l’ologramma del dio denaro da far vedere  ai nuovi padroni della terra.

Riaccenderanno la macchina creatrice del dio virtuale che anche i vincenti faranno propria esultando, perché porterà loro ricchezza e potere. E non si accorgeranno neanche loro, le beste di Allah, che quell’esultanza sarà il preludio della loro rovina. Il dio denaro, pilotato dagli spietati mietitori di morte usciti dai bunker, plageranno pian piano anche loro, e dopo averli plagiati creeranno un altro mostro, più potente di quello di prima, che distruggerà in forma ancora più spietata i figli di Allah. E il ciclo di costruzione e distruzione continuerà la sua alternanza, lasciando dietro di se milioni di morti innocenti, milioni di ingenui religiosi, milioni di piccoli ed arroganti speculatori. Morti loro saranno pronti gli altri, infarciti della stessa dottrina vuota e inconsistente che condurrà alla morte le prossime generazioni. Intanto i creatori di morte torneranno ad arricchirsi, pronti a scappare di nuovo nei bunker dove attenderanno l’inizio di un nuovo ciclo.

 

 

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