ll dodicesimo Presidente della Repubblica Italiana: Sergio Mattarella

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La figura di un Presidente della Repubblica deve essere integra, pulita, trasparente. Ed è così che il sito del Quirinale descrive Sergio Mattarella. Lo stesso fa Wikipedia, che sembra scrivere la sua biografia politica sotto dettatura. Accenna appena alla sua vita personale, e lo fa escludendo quello che è meglio non dire. Questo Presidente, nasce in un momento di profonda crisi, non solo economica ma, ancor di più politica. Una politica dai nervi ormai scoperti e che iniziano a cedere, a farsi notare nella loro impunità, nel loro declino. Nervi scoperti di una politca che ormai sta tentanto di raccimolare le ultime manciate di denaro, perché a breve vi sarà l’implosione sociale dove non vi sarà più da rubare, nè da truffare e spartire. Mattarella è stato eletto in un periodo davvero burrascoso, peggiore di quello che ha vissuto il suo predecessore, Giorgio Napolitano, peraltro protagonista e complice del decadimento politico nazionale e dell’immagine dell’Italia all’estero. La sua biografia, quindi, non poteva presentare macchie di alcun genere, e per questo Wikipedia, parlando della sua famiglia, cita solo uno dei due fratelli del Presidente, Piersanti, assassinato dalla mafia nel 1980. La pagina del Quirinale, invece, salta a piè pari ogni riferimento familiare. Ebbene, ma è tutto vero quello che apprendiamo della vita del neo Presidente? O vi è dell’altro? Beh, parrebbe che l’enciclopedia internettiana abbia “dimenticato” piccoli ma importanti particolari. Ad esempio, non ha citato il secondo fratello di Mattarella, Antonino, il quale ben 23 anni fa si rese protagonista di una faccenda da cronaca nera molto pesante. Prese in prestito 750 milioni da Enrico Nicoletti, uno dei boss della banda della Magliana. Non solo. Ne faceva parte a pieno titolo tanto da essere soprannominato “il cassiere” per aver amministrato i soldi provenienti dai reati compiuti dalla cricca. Per le cattive conoscenze e per la sua affiliazione alla mafia romana, Antonino venne cancellato dall’ordine degli avvocati e subì anche la confisca di un palazzo in zona Prenestina che faceva parte di un fallimento di cui Antonino era il curatore. Avvalendosi di tale ruolo agevolò il Nicoletti all’acquisto. Era un atto dovuto. I debiti che Antonino aveva contratto con il boss della Magnana dovevano essere saldati. Ancor prima del fratello, Sergio vide il padre Bernardo essere sospettato di collusione con la vecchia mafia siciliana. E anche lo stesso Sergio Mattarella non è stato immune dalle indagini della magistratura. Nei primi anni Novanta, infatti, rimase coinvolto nella vicenda che gli costò un procedimento penale per finanziamento illecito. I soldi gli vennero dati dall’imprenditore agrigentino Filippo Salamone, considerato dalla magistratura siciliana l’erede di Angelo Siino, il “ministro” dei lavori di Totò Riina. Salamone, patteggiando la sua pena, disse che, oltre ad aver finanziato praticamente tutti i partiti, finanziò anche Mattarella dandogli 40 milioni di lire in contanti e, in seguito, altri 10 milioni di lire in buoni benzina. Mattarella si difese dalle accuse sostenendo di aver accettato solo un “regalo di modesto valore” (3 milioni di lire) in buoni carburante che dette ai suoi collaboratori. Il processo andò avanti per un decennio e si concluse con l’assoluzione (perché il fatto non sussiste). In realtà il fatto sussisteva eccome, solo che la legge di allora prevedeva il reato di finanziamento illecito dai 5 milioni di lire in poi. Per cui con i tre milioni confessati, Matarella scampò alla condanna. Rimaneva comunque il fatto che quei 3 milioni erano stati dati da un appartenente alla mafia siciliana. Un biglietto da visita che non fa onore al neo eletto Presidente della Repubblica. Ma questa pare essere tutt’altra storia. Il lecchinaggio editoriale e mediatico si è incentrato sui pasti, sui vestiti, sul passato politico e sulla voce “pacata” del nuovo Dio repubblicano. I leccatori di regime continuano a fare il gioco dei potenti, anche quando questi sono palesemente collusi con la mafia e la massoniera, che nulla hanno a che vedere con lo Stato, ma che riescono a govenarlo tra mille occultamenti e dimenticanze a danno di una nazione

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