LONDRA E’ PERDUTA. SIAMO IN GUERRA!

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Londra è caduta. Hanno vinto loro, i musulmani, quelli che tacitamente hanno preso spossesso del nostro territorio, delle nostre case e, per qualcuno di noi, anche delle nostre menti.

Londra cade sotto il colpo elettorale che da la vittoria ad un musulmano. Per la prima volta l’Inghilterra cede la sua capitale allo straniero.

Una volta le nazioni si conquistavano dall’esterno, con l’esercito e le sue armi di distruzione . Oggi si conquistano dall’interno, con l’inganno, la furbizia, il tradimento.

Si sta svolgendo una guerra capovolta, dove il nemico è già in casa e dove noi stiamo per essere cacciati. Londra è la prima delle più importanti città che cade sotto l’Islam, inutile negarlo. Inutile anche che i buonisti e progressisti della sinistra si straccino le vesti davanti ad un dato di fatto che pare irreversibile. Siamo invasi e stanno prendendo tutto ciò che ci appartiene, non solo a livello materiale, ma anche in campo storico, educativo, sociale. Siamo in mano ad una forza che si è inserita all’interno della nostra società così come un tumore si insinua negli organi vitali di un uomo, divorandolo all’interno fino alla sua morte.

Di fronte alla caduta di Londra e all’invasione incontrollata di gente feroce, incivile, sanguinaria, che odia la razza bianca ed i cattolici fino a volervi sterminare, non possiamo fare altro che prendere coscienza di una sola cosa: siamo in guerra!

E’ una guerra non convenzionale, al momento fatta di parole, di aggettivi, di prese di posizione, di imbrogli. E’ una guerra questa che, al ,momento, è combattuta dai parolai, quelli che coniano frasi ad effetto , che creano slogan per farti sentire inferiore se solo pensi che tu sei padrone in casa tua. Una guerra dove il proiettile ti arriva in fronte sotto forma di aggettivo qualificativo. Dici di non voler essere invaso da milioni di cosiddetti profughi? Allora sei  un razzista e fascista, un troglodita, un cinico, un amorale un senza cuore. Sei la feccia del peggio perché oggi si deve esser buonisti, progressisti, aperti ai cambiamenti sociali e civili. Lo dice anche Papa Bergoglio, che predica a favore degli stranieri e degli zingari ad ogni omelia, ma dimentica sistematicamente i cristiani ammazzati in Africa da quella stessa razza che difende arrivando fino all’isola di Lesbo per dire che le porte sono aperte, le nostre porte ovviamente, non quelle del Vaticano che rimangono chiuse persino agli italiani.

Siamo in guerra e abbiamo tutti contro. Non solo il Papa, che da solo già basterebbe a far temere il peggio per la nostra incolumità, ma anche i politici nostrani, quelli che ci riempiono di buoni esempi da mettere in pratica a spese nostre, quelli che di dicono che la cultura rom è un patrimonio da salvaguardare, che i migranti saranno i futuri italiani. I nostri cari politici, quelli che ci riempiono di concetti malati da cui trarre spunto per capire cosa vuol dire sacrificarsi, cosa vuol dire patire il dolore. Il nostro sacrificio il nostro dolore, ai politici di questi tempi, pare non interessare. I 4 milioni di poveri causati dalle loro sciagurate politiche non fanno parte dei quel sacrificio e di quel dolore che amplificano e vedono solo sui loro amati trasmigranti. Le centinaia di suicidi di padri dii famiglia, umiliati da uno Stato di polizia tributaria insaziabile, ingordo, camorrista, non fanno parte del dolore e delle sofferenze di un popolo. Questa banda di delinquenti che ci governa non sono essi stessi il nostro dolore e il nostro perpetuo sacrificio, no.  Sono i migranti, solo loro, quelli che patiscono. Noi non siamo neanche degni di essere considerati tra i reietti della società. Semplicemente non esistiamo, ma torniamo ad esistere quando ci devono uccidere con altre tasse, con altri prelievi, uno più illegale dell’altro.  Ci dicono che gli italiani non lavorano più, e forse, per seguire una vecchia canzone ci Celentano, neanche più si accoppiano perché “chi non lavora non fa l’amore”. E allora, per combattere la caduta demografica, la politica, invece di creare  leggi che favoriscano la ripresa demografica italiana  ci dice che dobbiamo importare ancora più stranieri, perché sarà la loro presenza che sopperirà la nostra carenza di figli.

Ci stanno dicendo che l’orda afro musulmana che si sta riversando in Europa, in particolare modo in Italia, è la “nuova risorsa”, è il “patrimonio culturale a cui essere riconoscenti”. E di riconoscenza ce n’è tanta da parte dei nostri politici perché grazie ai milioni di disperati e terroristi,  i parenti, conoscenti ed amici dei filantropici politici italiani incassano 45 euro al giorno per ogni “nuova risorsa” che approda sulle nostre coste attraverso le associazioni che nascono come funghi, ma che sono tutte organizzate e dirette da personaggi vicino a coloro che politicamente agevolano sbarchi e traghettate.

Insomma, il quadro che Londra firma con la sua capitolazione è devastante per tutti noi. L’Italia è la base di approdo da dove poi l’orda barbarica si dirama per il resto d’Europa. Alcuni paesi lo hanno capito ed hanno alzato muri, steccati e fili spinati, hanno piazzato l’esercito a difesa della propria incolumità e della propria sopravvivenza. Altri, come noi, dove il lucro di pochi sta ammazzando un popolo, hanno abbattuto ogni baluardo sociale, civile e religioso, permettendo un’invasione inarrestabile di gente di ogni specie.

Siamo in guerra, e dalla nostra parte ci sono ben poche persone, pochissimi politici, nessuna banca o multinazionale che ci finanzia. Non siamo un esercito perché non ci è consentito armarci, pena l’arresto immediato anche se ti difendi dal “patrimonio culturale” straniero che ti entra in casa per depredare  tutto ciò che possiedi , per violentare le tue donne e massacrare i tuoi figli. Uniti non lo siamo, perché i pochi che vorrebbero lottare contro l’invasione si riuniscono in gruppi insignificanti ognuno dei quali crede di detenere la forza e l’urto necessari per combattere su più fronti, uno peggio dell’altro, un esercito agguerrito e ben protetto dalla politica e dalla finanza internazionale.

Pare che l’unica via d’uscita sia la caduta e sottomissione al negro, al musulmano, al criminale di chissà quale sconosciuto luogo della terra.

Londra cade, e questo dovrebbe essere il segnale della rivolta collettiva, da questo si dovrebbe intuire che abbiamo pochissimo tempo e spazi striminziti di manovra entro i quali saldare le nostre forze per unirci in una lotta comune. Qui non si tratta di guadagnare soldi, di ampliare i nostri possedimenti o di sfruttare qualcosa o qualcuno per il nostro interesse. Qui si stratta di sopravvivenza, pura e semplice. Si tratta del nostro domani, della nostra libertà, della nostra identità.

Ci dicano pure che siamo populisti, fascisti, nazisti, marziani, non deve interessarci. Non siamo certo coglioni fino al punto di concedere le nostre case, il nostro lavoro, la nostra società agli sciacalli ed ai pezzenti del pianeta come vorrebbero le nostre illustri menti parlamentari.

Ed è proprio qui il punto. La nostra battaglia dovrebbe prevedere la caduta del Parlamento e delle teste esterne che lo dirigono e proteggono. Caduta la testa del serpente, il corpo marcirà da solo. E non solo. Si deve lottare contro un’America che vuole il meticciato, contro il sionismo che ha interessi internazionali affinché  ciò avvenga, contro le multinazionali e la finanzia speculativa, che dallo spostamento di massa trae vantaggi inimmaginabili. Abbiamo il mondo contro, ma questo non deve fermarci, perché se ci fermeremo, se non faremo quadrato, saremo perduti per i secoli a venire.

Sembra un’esagerazione parlare di secoli, ma un’invasione di questa mole non si era mai vista neanche ai tempi del feroce Saladino. E, a proposito, la Turchia sta per entrare a pieno titolo all’interno della Comunità Europea. Un popolo di 75 milioni musulmani sta per affogarci nel Corano.

Di cosa abbiamo bisogno ancora perché il nostro istinto di sopravvivenza abbia la meglio sull’interesse fanatico che dimostriamo  verso i  televisori al plasma di ultima generazione e sull’ultimo modello iPhone? Facciamo la fila per decine di ore per essere i primi ad acquistare l’ultimo modello di cellulare, compriamo biglietti per i concerti mesi prima perché non vogliamo farci sfuggire l’occasione di ascoltare il nostro cantate preferito, ci facciamo ingabbiare per un cazzo di pallone e passiamo il resto della nostra vita tra questure e diaspo per amor di squadra.

Ma per amor di patria, quand’e’ che ci ci sentiremo pronti ad affrontare gli stessi sacrifici e gli stessi pericoli?

Abbiamo i giorni contati e stanno vincendo loro, quelli della civiltà barbara, quelli che camminano per le nostre strade con il machete in mane staccando le braccia ai ferrovieri, quelli che con un martello rompono la testa a tre persone per rabbia razziale, per odio religioso, quelli che entrano in casa di coppie anziane e le massacrano per rubare il loro cellulare e chiedere poi di tornare a casa una volta confessata alla Polizia la strage compiuta.

Dobbiamo sempre attendere che sia un nostro parente a lasciarci la pelle prima di renderci conto che siamo in guerra? Per capire che i lavavetri non sono  dei”boveri negri” ma muscolosi e forzuti musulmani pronti a tagliarci la gola al momento opportuno?

Memento Audere Semper (ricorda di osare sempre) aveva detto Gabriele D’Annunzio. E guarda caso proprio dall’America, la tanto odiata terre Yankee, qualche hanno fa è arrivato lo stesso messaggio da parte di un signore che, di certo, con  D’Annunzio aveva avuto poco a che fare. E’ stato Steve Jobs, il fondatore di Apple che, con parole diverse, ha ribadito l’importante significato espresso qualche decennio prima dal più colto Vate.

E noi, popolo di eroi, di naviganti, di scienziati, di intrepidi e, perché no, anche di bravi filibustieri, ancora non riusciamo a percepire il calore di quella fiamma che ci ha portati ad essere il primo popolo in ogni campo, che ci ha fatti vivere nel coraggio dell’avventura e della guerra combattuta per difendere le nostre case, le nostre famiglie e le nostre tradizioni. Chi si accenda, per Dio, questa fiamma purificatrice, che si rafforzi il suo calore e la sua luce per farci tornare il popolo che eravamo.

Sveglia popolo  italiano, corri alle armi. Londra è caduta e presto toccherà a noi cadere sotto la mannaia del califfo.

 

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