No alle adozioni omosessuali

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Gli accordi tra il Pd di Renzi ed Ncd di Alfano sono arrivati al dunque. Si, ai diritti per le coppie omosessuali, ma no alle adozioni. Una volta tanto siamo d’accordo con il siciliano ex FI. Le parole del Ministro degli Interni sono state secche, forse dure, ma certamente non lontane dalla verità In poche parole ha ribadito un concetto fondamentale, ovvero che l’adozione di bambini per le coppie omosessuali è innaturale tanto quanto lo sarebbe se cercassero di concepirlo.

Un concetto che condividiamo, non solo perché non si è mai visto in natura che due animali dello stesso sesso abbiamo procreato la successiva generazione, ma anche perché, dal nostro punto di vista, diventa una comodità ed uno sfruttamento da parte delle coppie gay appoggiarsi alle coppie eterosessuali per ottenere bambini in adozione, indipendentemente dai motivi che hanno indotto queste ultime coppie a non tenere con se i propri figli.

Alcuni hanno strumentalizzato questo compromesso raggiunto tra Pd e Ncd su due principali punti: il primo è quello del decaduto dovere legale di fedeltà nella coppia omosessuale; il secondo, appunto è l’innaturale adozione di bambini da parte degli stessi.

Ci preme spiegarli questi due punti perché certi giornalisti, tra cui alcuni  di Radio 24, hanno fatto, secondo noi, un po di confusione. In una trasmissione radiofonica dell’emittente citata, parlando appunto sul raggiungimento degli accordi sul Ddl Cirinnà, un giornalista ha detto che facendo decadere il dovere legale alla fedeltà da parte di due conviventi omosessuali è come se si volesse consolidare l’idea che tali coppie sono propense a condurre solo una vita promiscua, mercenaria, superficiale. In pratica si è voluto dare un connotato completamente errato al mancato riconoscimento del dovere di fedeltà facendo passare gli omosessuali per fedifraghi e cornuti. In realtà il motivo della mancata approvazione di tale dovere, non sta nella presunta vita dissoluta degli omosessuali, ma prende corpo da una motivazione più sottile e decisamente più importante. Il dovere di fedeltà da parte di una coppia è uno dei cardini portanti del matrimonio. Esso è persino regolato dal codice civile, che prevede pene pecuniarie per il soggetto che tradisce l’altro partner.

Il concetto di fedeltà. legato ad un articolo di legge, se fosse stato approvato, avrebbe ulteriormente  avvicinato  la possibilità di contrarre matrimonio per le coppie gay uguagliando i diritti e i doveri dei conviventi omosessuali a quelli degli sposati eterosessuali. E dato che il matrimonio, dagli albori della civiltà ad oggi, sono stati sempre celebrati tra un uomo e una donna, non si poteva correre il rischio di fare un errore del genere che avrebbe potuto portare ad un facilissimo  raggiungimento di ciò che avrebbe fatto decadere il fondamento del matrimonio.

Il matrimonio ha in se un concetto ben diverso da quello che vorrebbero far passare le lobbies omosessuali. La parola matrimonio, in latino matrimonium, è formata dal genitivo singolare di mater (ovvero matris) unito al suffisso –monium, collegato, in maniera trasparente, al sostantivo munus ‘dovere, compito’. Dunque matrimonio, vuol dire principalmente procreazione. In una coppia si impongono diritti e doveri per rimanere fedelmente uniti al fine di procreare. La donna, nel matrimonio, ha come compito principale quello di essere madre più che moglie. Tale assunto è sottolineato anche dal  Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612), dove alla voce matrimonio è riportata una citazione tratta dal Volgarizzamento della somma Pisanella detta Maestruzza: «Matrimonio è una congiunzione dell’huomo, e della donna, la quale ritiene una usanza di vita, la quale dividere non si può. E perchè nel matrimonio apparisce più l’uficio d’esso nella madre, che nel padre, perciò è determinato più dalla madre, che dal padre. Matrimonio, tanto è a dire, come uficio di madre». Se volessimo potremmo andare ancora più indietro nel tempo precisando ulteriormente il significato di tale importante parola.

Parlare di matrimonio tra persone dello stesso sesso, non solo vi è uno stridio innaturale, ma è persino errato. Non può esservi legame matrimoniale tra due uomini o due donne, non perché non vi sia l’amore necessario o perché  sia mancante il senso della fedeltà reciproca, ma perché la coppia cosi composta non può procreare. E dato che il matrimonio prevedere una madre, che tale è già all’atto di contrarre la sacra unione, per poi diventarlo effettivamente con la nascita dei suoi figli, ecco che la parola che si vorrebbe usare per le coppie gay è fuori luogo, errata, e viene distorta nel vero significato. Alle coppie omosessuali, ciò non toglie, ovviamente, nessun diritto esercitabile in un contesto di convivenza al pari delle coppie eterosessuali, anch’esse soggetti agli stessi diritti e doveri.

Insomma, diciamolo pure chiaramente, non ci pare esista un “casus belli” che ci possa portare a strapparci le vesti perché la legge sul dovere alla fedeltà tra coppie gay non è passato. Nelle coppie, omosessuali o eterosessuali che siano, a nulla vale il dovere alla fedeltà se questo non è già sentito interiormente nelle persone che decidono di formare una coppia. Non è certo una legge, o il timore delle sanzioni pecuniarie, che potrebbe far cambiare lo stile di vita o il carattere di una persona dedita al tradimento. Si può tradire per mille motivi, ma è certo che non si evita di tradire perché esiste una legge che lo vieta. Se bastasse questo, avremmo risolto non solo il problema delle corna, ma anche quelli di importanza maggiore e che spesso riguardano più il codice penale che il civile.

Il secondo punto è quello dell’adozione dei bambini. Sempre lo stesso giornalista di Radio 24 esprimeva delle perplessità sul mancato riconoscimento delle adozioni  a favore degli omosessuali. E per trarre le sue ragioni citava più volte la frase che Alfano aveva pronunciato dandosi il merito della caduta della cosiddetta “Step Child Adoption”. Il Ministro dell’Interno, infatti, si esprimeva dicendo:”E’ stato un bel regalo all’Italia avere impedito che due persone dello stesso sesso, cui lo impedisce la natura, avessero la possibilità di avere un figlio. Abbiamo impedito una rivoluzione contronatura e antropologica“. Il giornalista, prendendo spunto dalle parole di Alfano, argomentava il contenuto della frase dicendo che,  se è vero che due persone dello stesso sesso non possono avere bambini perché sarebbe  un atto contro natura, e pertanto non li possono neanche adottare, allora lo stesso principio dovrebbe valere per le coppie eterosessuali che non possono avere figli.

La distorsione e il tentativo di manipolare la realtà delle cose, mescolando in una sola deduzione due condizioni completamente diverse è stato più plateale dello sfogo del Ministro. Il giornalista non ha pensato che una coppia gay non potrà mai concepire un figlio in quanto mancherebbero le basi essenziali per la procreazione, ovvero il sesso femminile e quello maschile. A differenza di una coppia etero che potrebbe non avere figli per motivi non certo legati alla differenza di sesso ma a patologie, malformazioni, impotenza, infertilità ed altri fattori legati ad un problema fisico e/o sanitario. Insomma due cose diverse, per due tipologia diverse di coppie che non hanno nulla in comune e che non possono essere considerate uguali solo per la stessa sorte. Vanno ricercati i motivi. Ed  i motivi sono completamente differenti.

Ma vi è dell’altro. Fino ad oggi, e sin dall’inizio del primo concepimento che si ricordi a memoria d’uomo, i figli sono stati cresciuti sempre da una madre e da un padre. Ognuno dei due ha sempre avuto dei ruoli importanti benché diversi. Ancora oggi, il bambino ricerca le due figure differenti, non per una scelta personale, ma per un fattore genetico, per un senso naturale. Con quale criterio si può imporre ad un bambino o una bambina di essere cresciuti da una coppia gay? Quali insegnamenti di vita, quali basi potrà dare una coppia omosessuale ad un bambino che omosessuale non è? Snaturare i concetti, l’evoluzione, i cardini del nostro sistema procreativo, sia materialmente che spiritualmente e moralmente, è avvilente. E’ una forma di distruzione delle regole e delle fondamenta che caratterizzano la vita dell’Uomo più che una forma di progresso e di emancipazione.

Un bambino che, crescendo, si accorge e ne risente della mancanza di una delle due figure basilari, quali traumi potrebbe avere, quali scompensi psicologici potrebbe subire? Nessuno si è mai posto tali domande. Si è pensato solo all’egoistico senso di genitorialità che non ha più un identificazione sessuale. Padre e madre, o padre e padre, o madre e madre, per la società evoluta è la stessa cosa. A noi pare che vi sia qualche differenza non di poca importanza, non solo nella differenza di sesso, ma anche nel modo di vedere e valutare la vita, ma ancor di più nel dare le basi di una vita ad un essere umano di età minore per il quale si aprono le porte di una vita familiare zoppa, monca, essendo assente quella parte di sesso importantissima per la vita e lo sviluppo mentale di un bambino.

Demenziali sono gli esempi che vengono fatti sui bambini che chiamano papà il secondo o il terzo marito  della madre. Le eccezioni, perché tali sono, non possono sovvertire o prendere il posto delle regole.

Un bambino ha bisogno di due genitori di sesso diverso ed opposto, non di due uomini o due donne. Le lacune, le mancanze, i pericoli psicologici a cui possono incorrere i bambini dati in adozione alle coppie omosessuali, per i progressisti del terzo millennio pare non siano un argomento valido da prendere in considerazione. Essi danno per scontato e assodato che è tutto normale, e decidono anche per chi, magari, vorrebbe crescere in una famiglia di eterosessuali.

In realtà, nel Ddl Cirinnà, nei concetti delle lobbies gay, nei cervelli di coloro che si credono emancipati, progressisti, futuristi e quant’altro, manca fondamentalmente una cosa, l’umiltà. Con l’imposizione delle loro idee credono di avere la chiave di svolta dell’Umanità in tasca. E così il vuoto lasciato dall’umiltà mancate, viene riempito dall’arroganza e dalla presunzione di essere i portatori di sani e corretti principi.

Nessuno di costoro, però, ha valutato un dato di fatto che da solo contraddice le loro idee sovversive e innaturali. Nessuno ha capito che gli omosessuali, per poter vantare i loro diritti, hanno bisogno degli eterosessuali senza i quali, loro, gli emancipati progressisti, non potrebbero pretendere alcuna genitorialità adottiva. In parole povere senza l’unione di un utero e di un pene, i due uteri e i due peni non potrebbero pretendere ciò che viene procreato dai primi. E questa è la natura. Ed è questa che comanda, con o senza il consenso delle lobbies omosessuali.

Per cui, che gli omosessuali si godano le loro scelte di vita e che abbiano i diritti e i doveri già previsti in regime di convivenza. Ma sappiano anche farsi carico delle loro scelte, perché spesso, quando si esercita liberamente un proprio diritto, come potrebbe essere appunto quello di vivere ed unirsi con una persona dello stesso sesso, vi sono anche delle rinunce che vanno fatte. Avere la botte piena e la moglie ubriaca non è sempre possibile. e in questo caso il detto popolare è più che azzeccato.

 

 

 

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