NOVANTOTTO MILIARDI DI MOTIVI PER NON PAGARE LE TASSE.

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Molti l’avevano presa per una bufala. 98 (novantotto) miliardi – si miliardi!! – di tasse non pagate dalle società che controllano il gioco d’azzardo sono sembrati troppi, eccessivi. Si diceva che tale importo fosse dovuta per l’IVA evasa. Ma facendo un rapido conteggio, in effetti, l’imponibile risulterebbe maggiore di quanto Enel, ed ENI fatturano insieme in un anno.

In realtà quei soldi – tanti – erano dovuti per una serie di tasse non pagate e di relative sanzioni. Del caso si è interessata anche la Corte dei Conti, che sulle somme dovute stava indagando già dal 2007. Quali sono stati i motivi che hanno portato a dover pagare la stratosferica somma? Non si tratta di evasione fiscale ma di “inadempienze contrattuali”, il che non sposta di una virgola il debito che le società hanno contratto con lo Stato. Il sistema di controllo telematico delle giocate (e delle imposte dovute), che doveva essere pronto e funzionante nel 2004, ha fallito per anni. Un nuovo calcolo, voluto dalle stesse società, ha aggiustato di poco la cifra arrivando a novanta miliardi.

In sintesi, le macchinette che dovevano essere controllate telematicamente dal Monopolio, non sono state collegate per tre anni. L’evasione, se così vogliamo chiamarla, riguardava quindi, solo quella parte temporale. Novanta miliardi di euro dovuti sia per le entrare regolari, sia per tasse evase, contratti non rispettati, penali, multe e interessi. Un capitale che avrebbe evitato diverse finanziarie e la presentazione di molti disegni di legge che hanno incrementato la giungla delle tasse ricadute poi sui cittadini. Se lo Stato avesse incamerato solo il 10% di quanto era dovuto, avremmo evitato le odiose IMU, TASI ed altre malsane invenzioni che i parlamentari, tra cui anche coloro che nelle società dei giochi d’azzardo detengono delle quote, hanno partorito per far quadrare i conti. Conti che potevano già quadrare se i debitori avessero pagato tasse e multe Invece no. Le dieci società che gestiscono il gioco d’azzardo, non solo non hanno avuto nessuna intenzione di sborsare quanto di loro spettanza ma, dopo otto anni, dai 90 miliardi di euro di debito, sono passati ad un saldo in favore dello Stato di soli  857 milioni in tutto. Una cifra che è arrivata da un precedente ribasso già effettuato nel 2012, quando dai 90 miliardi si era scesi a 2,5 miliardi di euro.

Bene, cosa è successo per arrivare a tale cifra? Niente di particolare, le solite manfrine di governo che hanno quasi azzerato il debito fiscale delle dieci società.  Le prime otto (Cogetech, Sisal, Gamenet, Snai, Gmatica, Cirsa, Gtech e Codere) si erano già defilate dalle questioni legali accettando di pagare 430 milioni di euro, ovvero quanto il condono, deciso dal governo Letta nel 2013 che stava per mettere in atto il decreto IMU, aveva deciso per loro. Gli 857 milioni di euro sono stati inflitti dalla Corte dei Conti alle rimanete due società (Bplus e Gbg) che non sono rientrate nel condono Letta perché fino all’ultimo si sono opposte alle somme loro addebitate.

L’evasione venne scoperta dopo che la commissione parlamentare, presieduta dall’ex sottosegretario Alfiero Grandi, denunciò storture e pesantissime anomalie nella gestione del grande business delle macchinette. Nello stesso tempo il Gat, il gruppo antifrodi tecnologiche della Finanza concludeva la sua indagine e mandava i risultati alla Corte dei conti. A chiusura dell’imbarazzante situazione  non poteva mancate il capro espiatorio. Il governo quindi, per la vergognosa abbuffata a cui avevano partecipato anche diversi onorevoli e ministri, ha fatto cadere la scure della sua vendetta sulla testa di Umberto Rapetto, fondatore e comandante del Gat al tempo delle indagini. Ciò a riprova che,in Italia, chi fa il proprio dovere viene cacciato e guardato con sdegno, come se fosse stato lui l’artefice delle ruberie e del mancato rispetto delle leggi.

Pensate che, dopo aver trovato chi mettere sul patibolo per far pagare le colpe di altri, il governo abbia incassato quei soldi? Favole! La società Bplus, una delle due che avrebbe dovuto pagare la multa, vero colosso del settore, ha ben pensato di creare la propria base a Londra e al fine di allungare i tempi legali ha già depositato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. E poi è già commissariata dallo scorso agosto. Se la casa madre non dovesse pagare, cosa molto probabile, partirà una complessa procedura prevista da un legge Ue del 2001 per ottenere il denaro, altrimenti si provvederà a un difficile pignoramento dei beni in capo a Bplus Italia.

Ma c’e’ dell’altro che farebbe accapponare la pelle anche al più scaltro dei farabutti. La Bplus è stata fondata da Francesco Corallo il cui padre, Gaetano, è amico intimo del boss mafioso Nitto Santapaola. Francesco Corallo, degno figlio di suo padre, è stato rinviato a giudizio per l’inchiesta sui presunti finanziamenti illeciti elargiti dalla Bpm di Massimo Ponzellini. Nel frattempo, vista la situazione economica poco allegra, Francesco Corallo  ha provveduto a cambiare nome alla sua società  ed a drenare risorse verso la casa madre: 12 milioni a giugno 2014, più altri 15 a luglio dello stesso anno, riducendo così la liquidità. La Direzione distrettuale antimafia ha aperto delle indagini anche su una presunta evasione fiscale da 23 milioni, in parte finiti all’estero. A dicembre scorso, Franco Pecoraro (il Prefetto di Roma che sta indagando sulla società del Corallo e che ha commissariato la sua società) ha emesso una nuova interdittiva, segnalando “rapporti contrattuali con esercenti con precedenti penali”, prolungando così il commissariamento.

Incredibilmente, le dieci società che gestiscono il gioco d’azzardo continuano ad avere un incasso mensile di due miliardi di euro. Non male per i personaggi che le gestiscono e che ignorano ogni pagamento dovuto all’erario.

Ma chi sono i personaggi italiani che hanno a che fare con le dieci società e che da loro ottengono lauti guadagni? Uno è proprio lui, Enrico Letta, l’ex Primo ministro di questa repubblica fondata sul ladrocinio. Il bravo Letta fa parte, insieme ad altri sette ministri, di una fondazione che si chiama VeDrò, finanziata anche da due multinazionali del gioco di azzardo, Lottomatica e Sisal.  Secondo quanto ha riportato Il Fatto Quotidiano, Letta ricevette 15 mila euro di contributi riferibili al titolare di Hbg, una delle aziende del gioco d’azzardo. Poi c’e’ il nuovo ministro Massimo Bray che è anche direttore della rivista Italianieuropei, già sostenuta da importanti contratti pubblicitari con le industrie del gioco d’azzardo.

Alla società del gioco d’azzardo è la Snai, concessionaria delle scommesse sportive in Italia, che ha finanziato le campagne elettorali del sindaco di Roma Gianni Alemanno, ma anche la Margherita, i Democratici di sinistra, l’Udc, il Movimento per le autonomie, il Partito democratico.

Molti politici, o figli di politici, sono finiti, guarda un po’ il caso, in società che gestiscono il gioco d’azzardo. Come l’ex ministro e onorevole dell’Ulivo, Augusto Fantozzi, ora presidente della Sisal. E poi c’è Vincenzo Scotti che lanciò Formula Bingo insieme a Luciano Consoli (uomo di fiducia di Massimo D’Alema), Francesco Tolotti dell’Ulivo che, con Rolando Nannicini, Massimo Vannucci, Salerno e Gioacchino Alfano, nel 2007 riuscì a modificare il testo unico che regola le slot machine. Ma anche l’onorevole Amedeo Laboccetta, Massimo Ponzellini, Antonio Cannalire, proprietario della Jackpot Game, che a Milano gestiva sale da gioco d’azzardo insieme alla Finanziaria Cinema. Di chi è quest’ultima? Di un certo Marco Jacopo Dell’Utri, primogenito del senatore Marcello Dell’Utri. Senza dimenticare i legami strettissimi tra Alleanza nazionale e poi Futuro e libertà con il colosso delle slot Atlantis, attivissimo in Italia col nuovo nome di BPlus  che detiene 30% del mercato nazionale e che ha cambiato nuovamente nome dopo  la multa ricevuta nel febbraio 2015.
Rappresentante legale in Italia di Atlantis è stato il deputato del Popolo della libertà Laboccetta, mentre vicino ad Atlantis, oltre allo stesso Gianfranco Fini (affare Montecarlo) c’era anche Francesco Cosimo Proietti, detto «Checchino», strettissimo collaboratore di Fini e poi capogruppo di Fli in commissione Finanze alla Camera.

Arriviamo a tutto questo, con l’invasione incontrollata delle slot machine, dei gratta e vinci, della sale scommesse e di altri centinaia di gioco d’azzardo, dopo un capillare lavoro di infiltrazione mentale e sociale durato quasi un decennio e partito con il governo Prodi nel 1997 e sostenuto da tutti i governi successivi.

Se nel 2000 la spesa in Italia per il gioco d’azzardo era di 14,3 miliardi di euro, nel 2012 è arrivata alla mostruosa cifra di 85 miliardi. Sempre più poveri, con le società d’azzardo che devono ancora allo Stato più di 90 miliardi. Le lobbies sanno fare bene il proprio lavoro, sanno incollarsi ai giusti deretani e, nel caso, anche alle giuste poltrone.

Un fiume di denaro che scorre nelle tasche di ministri e parlamentari di ogni specie, da destra a sinistra, senza distinzione, senza vergogna, senza pudore. I partiti incassano soldi più o meno lecitamente, ed è denaro che proviene dalle speranze che questa banda di sfruttatori ha falsamente inculcato nelle teste dei poveri cristi, che sperano, con un colpo di fortuna, di poter cambiare il loro stato di indigenza. Purtroppo, per milioni di persone, le situazioni sono peggiorate. Molte persone sono dovute ricorrere ai medici per problemi psicologici dovuti al gioco d’azzardo e non raramente tali problemi si sono riversati sulla società anche attraverso il compimento di azioni criminali di ogni tipo.

Ormai la casta lobbista ha preso talmente il sopravvento sulle deboli menti dei cittadini che riesce a succhiare sangue e soldi in ogni modo usando sempre la stessa tecnica ormai collaudata da decenni, quella della menzogna. Da una parte ci spingono al gioco facendoci credere in facili vincite, e dall’altra ci tartassano di tasse facendoci credere che quei soldi sono dovuti per tutto ciò che lo Stato ci da in termini sanitari, sociali, scolastici e quant’altro. In realtà sono chimere, illusioni, giochi di prestigio compiuti in entrambi i casi, perché sempre in entrambi i casi  il governo specula, mangia e si arricchisce a nostre spese, senza degnarsi di lasciare neanche le briciole. Mangiano tutto, persino gli avanzi, persino ciò che cade dai loro sontuosi tavoli imbanditi con oro e diamanti.

Poi ci vengono a dire che il vero problema della crisi e dei continui tagli alla spesa pubblica è dato dall’evasione fiscale, ovviamente solo quella che compie il cittadino che si trova costretto ad evadere per sopravvivere. Quella commessa da questa banda di criminali, invece, passa in sordina, tra giochi legali compiuti nei tribunali, condoni partoriti dai governi, silenzi e occultamenti compiuti da ministri e parlamentari, imbrogli e speculazioni illegali ed illecite compiuti da destra, da sinistra e da centro.

In questo letamaio a cielo aperto scopriamo poi che la società principale che detiene la maggiore percentuale del mercato nazionale sul gioco d’azzardo è in mano al figlio di un amico intimo di un boss mafioso. E i conti che gli italiani continuano a farsi finiscono per dare sempre la stessa immagine, ovvero quella cdi una schiavitù imposta da un governo di filibustieri, mafiosi, ladri, speculatori e sciacalli  a cui non frega un cazzo della miseria che hanno creato e che continuano a produrre. Persone senza scrupoli che campano succhiando il sangue di milioni di persone alle quali lasciano  solo gli oneri, tenendo per se onori, gloria, potere e denaro

A questo punto una domanda è lecita: a chi e perché dovremmo continuare a pagare le tesse imposte da questi impuniti? Perché dovremmo continuare a sottostare ai sacrifici impartiti da chi oltre a non dare nulla, continua a togliere furbescamente, impietosamente e in maniera criminale? Quali sono i motivi per i quali il popolo italiano dovrebbe continuare a pagare il mantenimento di questa feccia?

Siamo ossessionati dalle ritorsioni del governo qualora non dovessimo pagare le tasse che ci vengono richieste. Siamo stati anche minacciati dalla comunista tutta d’un pezzo, Rossella Orlandi, che tenta di instillare il terrore parlando di “lato oscuro” sui metodi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate. Ma se ne guarda bene, la capessa, di applicare il suo “lato oscuro” sulle società dei giochi d’azzardo, perché sa altrettanto bene che se dovesse solo pensare di fare una cosa del genere farebbe la fine di Umberto Rapetto, il fondatore del Gat di cui abbiamo parlato prima, che aveva osato indagare sui mancati pagamenti delle tasse da parte delle dieci società incriminate. Sa bene la Olrandi che ciò non andrebbe a genio al Pd, partito di provenienza, perché andrebbe a scoprire il fiume aurifero che scorre sotto il parlamento  dove deputati e ministri prendono il denaro rubato e carpito ai cittadini.

Per cui allora meglio attaccare la povera gente, perché nel mucchio ci si piglia sempre. Meglio la massa, che pur essendo tale combatte però da sola quando viene triturata dagli ingranaggi dell’accertamento fiscale. Meglio colpire i singoli cittadini perché non hanno le competenze che invece detengono i ladri di governo, perché devono pagarsi gli avvocati che non pagano i truffatori di governo, (anche perché molti di loro sono avvocati). Meglio andare a spulciare la miseria di un popolo che non le ricchezze degli aristocratici magnaccioni al poter. Alla faccia del comunismo, del proletariato, del padre-padrone e di tante altre belle frasi marxiste dimenticare dalla Orlandi e compagni al potere.

E noi, poveri pezzenti, rincoglioniti dalle cazzate propinate quotidianamente e diabolicamente da una televisione stupida, inumana, senza anima e spesso senza logica, storditi da informazioni depistanti, irreali, illogiche, quando prenderemo questa marciume dandogli fuoco? Quando avremo il coraggio di mettere alla gogna questa banda di spolpatori che ci stanno scarnificando e che ci stanno condannando ad una morte lenta, angosciante e dolorosa?

98 miliardi spariti nel nulla e ci mettono l’IMU. Miliardi detratti dalla spesa pubblica e ci tartassano con la TASI. Opere pubbliche incompiute o abbandonate che hanno fruttato milioni a chi le ha costruire dopo aver spartito i proventi con coloro che, nei posti di potere, hanno dato autorizzazioni, pareri e consensi favorevoli e ci tagliano la sanità, ci chiudono gli ospedali, ci fanno pagare ticket sempre più cari.  E le società del gioco d’azzardo incassano due miliardi di proventi al mese, dico, al mese!!

Pagare le tasse? E’ diventata una barzelletta, una presa per il culo che cancella ogni senso morale, ogni senso di partecipazione alla vita sociale di questo paese. Paradossalmente, se si volesse tornare a sentirti parte attiva di questa società, o meglio, se si volesse stare dalla parte buona ed incontaminata della popolazione italiana, le tasse non  dovrebbero essere più pagate. Con questa gentaglia al governo, il valore morale e sociale nel sentirsi obbligati al pagamento delle tasse è pari al senso morale della frase scritta nei tribunali italiani: “La legge è uguale per tutti”. Mai una frase fu più menzognera di questa a causati questo governo di banditi che ha occupato illegalmente i posti di potere dai quali continua a depredare ed offendere un popolo che non si è ancora stancato di sentirsi schiavo e zimbello di una congrega di malavitosi. Ladri loro, ma stupidi noi che non smettiamo di farci derubare senza dire:” Adesso basta. Da Oggi pagherà chi ha rubato. E pagherà salato!”

 

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